Essere dall’altra parte del ruolo fa capire numerose cose. Essere madre e non solo figlia significa, e lo dico davvero sottolineandolo più volte, quanto sia importante non fare gli errori che presumo abbia fatto mia madre con me. Mi rendo conto di essere meno ansiosa, più sorridente, più giocherellona, meno nervosa con mia figlia ed una serie di cose che in tanti anni ho visto fare a mia madre.
D’accordo, la nostra vita non è stata facile e i problemi sono stati numerosi. Un solo stipendio, un mutuo che pesava come un macigno, i soldi che non bastavano mai, liti tra mamma e papà che, agli occhi oggi di una moglie, molte potevano essere evitate se solo uno dei due avesse cercato di andare incontro all’altro. Per carità, litigo anche io con mio marito, ma il bisticcio finisce là, non prosegue nei secoli dei secoli.
Mia madre, comunque, sta peggiorando. Da quando sono sposata è peggiorata in maniera esponenziale. D’accordo la lontananza (distiamo 10 minuti di macchina), d’accordo la routine che è venuta meno (la mattina la portavo a fare la spesa, il pomeriggio a fare due passi, la domenica in chiesa, il giovedì al mercato e via discorrendo), ma caspita. Neanche la gioia di sapere di avere una figlia realizzata sul lavoro, con un marito che la rispetta e una famiglia di lui perbene. NO.
Devo stare attenta alle parole che uso e ai toni con cui imposto un discorso perché alla minima sottigliezza si offende. Stamane le ho dato dell’ansiosa dopo lo show che ha fatto al supermercato con la piccolina e t’oh! Si è offesa e mi ha rinfacciato il lavoro da baby sitter che svolge 4 giorni su 7, per sole 4 ore al giorno salvo i giorni di rientro pomeridiano. Posto che trova la casa pulita, i piatti sistemati e il letto aggiustato, l’unica cosa che le chiedo è di stendere i panni e lavare le cose di mia figlia. E’ vero che non dovendo fare altro che badare alla piccola mi lava i pavimenti NONOSTANTE LI ABBIA LAVATI IO LA SERA PRIMA, ma non le chiedo neanche di prepararmi un piatto caldo da farmi trovare al mio rientro dal lavoro. E quando le tocca badare alla bimba di pomeriggio (da premettere che le ho proposto di fare i turni con mia suocera per non rendere pesante il compito) le faccio trovare tutto quello che vuole per prepararsi un pranzo come si deve. Trattamenti che a mia suocera non riservo visto che abitiamo l’una sotto e l’altra sopra.
Quando parlo di esagerazione esponenziale mi riferisco al fatto che non ho neanche il sacrosanto diritto di uscire un giorno con mia suocera anche solo per sbrigare un’incombenza. Se volessi farlo devo stare zitta e non dirle niente, perché arma un muso che in confronto l’autostrada del sole sembra un sentiero. E non importa se per anni l’ho scarrozzata dove voleva, le ho comprato quel che voleva (e continuo a comprarglielo) anche quando mi ha praticamente trattata come uno straccio dandomi la colpa della sua ansia. E non importa se durante i mesi di gravidanza, quando veniva a darmi una mano in casa, le cucinavo tutto quello che desiderava per ringraziarla dello sforzo.
Quando parlo di esagerazione esponenziale significa che se per scherzo la chiamo “gnogna” (come a voler imitare un bimbo che non sa pronunciare bene le parole) è quasi come se l’avessi chiamata “puttana” e se le chiedo semplicemente se mi ha spostata la cioccolata che si trovava nello stipite assieme al caffè, visto che aveva sistemato un po’ la cucina, capisce che le sto dando della mangiona facendola sentire come una morta di fame.
Non proseguo, non ce n’è bisogno. Continuo a volerle bene, non dormo se la so ammalata a casa. Sono riconoscente per tutto quello che mi ha dato, sia materiale che immateriale. Ma c’è un limite a tutto. C’è la leggerezza con cui va presa la vita. C’è la spontaneità dietro i gesti miei e nonostante mi conosce da anni, sa bene che dietro ogni mia parola non c’è malignità e nè doppio fine. Sa che se faccio qualcosa a mia suocera appena possibile farò il doppio con lei, e che non pretendo nulla né ho mai preteso nulla di più di quanto lei poteva permettersi.
Come dice mia suocera, alla quale confido il malessere che provo quando litigo con mia madre “E’ tua mamma, tu la conosci e tu sai come fare. Porta pazienza, è fatta così. Non puoi cambiarla”. Solo che non la conosco ancora abbastanza